Secondo i dati del Consorzio Italiano Biogas, aggiornati a marzo 2019, in Italia sono operativi 1200 impianti di biogas che, tramite cogenerazione, immettono energia elettrica nella rete nazionale e producono calore utilizzando matrici agricole e reflui zootecnici.

Il “decreto biometano” del 2 marzo 2018, supportato da un fondo incentivi di 4,7 miliardi di euro, ha posto le basi per lo sviluppo di nuovi impianti di digestione anaerobica, incoraggiando allo stesso tempo la riconversione totale o parziale degli impianti di cogenerazione a biogas esistenti per la produzione di biometano.

Se prima di questa data gli incentivi erano dedicati alla produzione di energia elettrica, in questo caso si valorizza la molecola di gas metano rinnovabile, un vettore di energia versatile, programmabile, sostenibile.

Le caratteristiche di questa molecola consentono l’immissione del gas nella rete nazionale, il suo uso diretto sotto forma di GNC per la mobilità pubblica e privata o, tramite liquefazione, la produzione di bioGNL, carburante di punta per un futuro sostenibile del trasporto pesante su gomma e per il comparto navale.

Il decreto è in linea con le direttive comunitarie sull’economia circolare e RED II, con la Strategia Energetica Nazionale, con la direttiva DAFI sui carburanti alternativi nonché concretamente supportato dai principali players nazionali ed europei nel settore energetico, quali ENI e SNAM, e nel settore degli autotrasporti (Iveco, Scania, Volvo).

Il gas rinnovabile è visto di buon grado anche dalle associazioni agricole ed ambientaliste come Coldiretti e Legambiente, le quali rimarcano l’importanza in termini ambientali e di supporto al reddito agrario della filiera di produzione del biometano.

Nel rapporto di Navigant per il consorzio Gas for Climate (marzo 2019), viene riconosciuto il biometano ottenuto dalla digestione anaerobica di biomasse sostenibili come una soluzione tecnologicamente matura ed economicamente vantaggiosa per favorire la decarbonizzazione del settore energetico.

La produzione di biometano nel settore agricolo è tuttavia strettamente legata all’uso del terreno sia a monte, per l’approvigionamento della biomassa, sia a valle del processo, per lo smaltimento del digestato.

Dato l’attuale contesto occorre però che il decisore politico e l’imprenditore siano capaci di incorporare nella programmazione degli impianti accorgimenti orientati ad attenuare la problematica della food-energy competition, evitando ripercussioni ambientali dovute al cambio d’uso del suolo (Land Use Change e Indirect Land Use Change).

In questo modo è possibile garantire una produzione di biometano sostenibile per l’agricoltura e per l’ambiente: utilizzando biomassa da secondo raccolto, sottoprodotti agroalimentari e/o reflui zootecnici, è possibile incrementare la produttività del terreno, valorizzare gli scarti di produzione e semplificare la gestione dei reflui d’allevamento (riducendone il carico inquinante mantenendo inalterato il valore di fertilizzazione).

Non a caso le indicazioni per la produzione di biometano avanzato, quindi incentivabile secondo decreto, includono sottoprodotti e biomasse a basso impatto LUC. (Allegato A, DM 2 marzo 2018).

Solo tramite queste accortezze il biometano può essere considerato un gas a zero emissioni di CO2, a condizione quindi che la filiera di produzione si integri nel contesto agricolo, portando benefici energetici, ambientali ed economici al settore primario.

Gli impianti oggi esistenti nel nostro Paese, con una potenzialità complessiva di circa 2 miliardi di metri cubi di biometano, sono sufficienti a coprire l’intero fabbisogno di gas nel settore dei trasporti (1,2 miliardi mc di GNC nel 2018) e potrebbero giocare un ruolo di rilievo anche nel mercato del GNL italiano, al netto della vertiginosa crescita a doppia cifra nell’utilizzo di gas liquefatto che verifichiamo di anno in anno, spinto dalla diffusione di stazioni di rifornimento attrezzate lungo tutte le principali direttrici europee *.

L’Italia, stima il CIB, può raggiungere la produzione di 8 miliardi mc di biometano ottenuto da impianti agricoli entro il 2030, circa il 10% del fabbisogno nazionale di gas. Il biometano non solo potrà contribuire concretamente alla sicurezza energetica del nostro Paese, ma ridurrà sensibilmente l’impronta di carbonio del gas di origine fossile presente nella nostra rete di distribuzione.

 

FRANCESCO ARIOLI

 

* fonti dati SNAM e ConferenzaGNL