Ci sono segnali che bisogna cogliere: la Regione Lombardia parla di impianti a biometano in termini espressamente positivi. E non all’ennesimo convegno sull’economia circolare ma in un documento ufficiale, in una risposta scritta sulle “limitazioni alla localizzazione di impianti di trattamento FORSU in aree ad elevata valenza agricola”.

L’Assessore all’Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo a proposito della tutela del suolo agricolo esplicita il concetto che “l’esclusione degli impianti di compostaggio e di digestione anaerobica dall’ambito di applicazione di tale criterio è motivata dalla circostanza oggettiva che l’attività di recupero posta in essere da tali impianti (comunque fondamentale in un’ottica di economia circolare e recupero dei rifiuti) è strettamente connessa con il mondo agricolo, in quanto ha come scopo la produzione di ammendanti necessari all’agricoltura.

Poi aggiunge che “Si ritiene in ogni caso utile fare presente che i contenuti del vigente PRGR sono in linea con le indicazioni fornite dalla Commissione Europea nella strategia “Innovating for Sustainable Growth: a Bioeconomy for Europe” (2012), che considera la bioeconomia come un settore chiave per il rilancio sostenibile dell’Europa dal punto di vista economico, ambientale, e sociale.” Ma il passaggio chiave che rende l’idea dell’orientamento preciso della Regione Lombardia si ritrova in questo punto: “In questo senso il biometano, prodotto dagli impianti di digestione anaerobica è un “idrocarburo rinnovabile” del tutto comparabile al gas naturale. Esso costituisce infatti una “bioenergia” di seconda generazione in grado di ridurre in modo drastico le emissioni di CO2”.

Abbiamo bisogno dell’endorsement istituzionale e queste parole fanno molto bene a chi si occupa concretamente di economia circolare, non solo sui social o nelle piazze.

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