Larry Fink, a capo del primo asset manager al mondo, scrive ai CEO una lettera.

BlackRock, primo asset manager al mondo con 7 mila miliardi di dollari in gestione, prende posizione nel dibattito su finanza e sostenibilità ambientale e interviene pesantemente, almeno in termini di comunicazione (ma si sa, oggi la comunicazione è leva strategica non solo strumento per informare i mercati).

Larry Fink, numero uno di BlackRock, scrive una lettera ai CEO delle aziende globali, (e un’altra, sempre sul tema, ai propri clienti), nella quale esprime una posizione netta: noi crediamo alla svolta green dell’economia e della finanza, stiamo facendo uno sforzo al nostro interno per essere più virtuosi e più trasparenti rispetto ai criteri ESG (Environment, Safety, Governance), ma stiamo ri-orientando i nostri investimenti in società sensibili ai temi ESG, ma non ci fermiamo qui: colpiremo con il nostro dissenso, manifestato esplicitamente, chi non divulga con trasparenza la propria attività economico-finanziaria a favore della sostenibilità ambientale e per contrastare il climate change, chi, per esempio, ignora gli accordi di Parigi.

Fink, nella lettera, espone questa tesi: il climate change esiste, non sappiamo ancora cosa succederà, ma sosteniamo con forza che se cambia il clima allora cambia il concetto di rischio, e di conseguenza si determina una gigantesca riallocazione di capitali.

A questo proposito porta esempi che tutti possono intendere: un mutuo trentennale con eventi atmosferici inaspettati manterrà lo stesso profilo di rischio che ha avuto finora? Se cambiano i rischi dobbiamo ripensare i cicli di investimento: una profittabilità a lungo termine deve tenere conto dell’ambiente, non c’è profittabilità senza sostenibilità ambientale e sociale.

Fin qui tutto bene, sembrerebbe “green-washing” già trito e ritrito. Ma è qui che Fink compie uno scatto in avanti, una sorta di “mossa del cavallo”: BlackRock sanzionerà chi non fa niente e chi non comunica, attraverso una reportistica adeguata e codificata, cosa sta facendo a favore dell’ambiente, inteso come ecosistema ma anche come comunità sociale.

BlackRock voterà contro i manager e i consiglieri di amministrazione delle società “inadempienti”, non poco considerando che il colosso finanziario americano esprime 4800 tra manager e board members in 2700 società partecipate.

Fink chiude la lettera menzionando un capitalismo “inclusivo” che tenga conto di tutti gli stakeholders dell’azienda: la trasparenza fine a se stessa quindi non basta più.

E’ troppo presto per dire se si tratta solo di una strategia di marketing, o se si tratta anche di una strategia di riallocazione dei capitali che potrebbe davvero favorire incisivamente “il green deal”, di concerto con la spinta di istituzioni finanziarie governative (il piano da 1.000 miliardi della Commissione Europea) e penalizzare i mercati troppo legati ai combustili fossili, per dirne uno.

E’ troppo presto per dire se questa asset class, degli investimenti ESG, sia una bolla (i numeri ad oggi sono già impressionanti) ma di certo i competitors e gli altri players di calibro globale non potranno rimanere fermi a guardare, e infatti l’effetto emulazione è già partito, sono passati all’attacco il Norges Fund, il più grande fondo sovrano al mondo, e GPIF, il fondo pensione giapponese.